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Givoletto: commemorazione dei Caduti al Cippo

L'intervento conclusivo del Presidente della Sezione di Alpignano
Le commemorazioni sono importanti per mantenere la memoria di fatti storici e tragici che hanno segnato le nostre comunità, per cui ringrazio il Comune di Givoletto e tutti coloro che come tutti gli anni hanno reso possibile questa iniziativa.
Ma le commemorazioni non devono essere occasioni meramente rituali: devono farci riflettere su ciò che è stato e su ciò che viviamo oggi.
Ogni volta che vengo qui, dove è stato versato sangue di partigiani, penso a chi oggi usa le parole ONORE, PATRIA, FEDELTA’ quasi rivendicandone l’esclusiva. E ogni volta mi chiedo: quale onore può esserci stato nello sparare ed uccidere un bambino di 11 anni, che si stava arrendendo, a quale patria pensavano, a chi avevano giurato la loro fedeltà, agli invasori che mandavano le persone nei forni, a chi ha commesso stragi orrende di civili come a Boves o sant’Anna di Stazzema?a storia ci deve essere maestra, e proprio per questo non si può e non si deve riscrivere secondo le convenienze politiche del momento. La verità è che i patrioti sono quelli i cui nomi sono scritti su quella lapide, e su altre migliaia di lapidi in tutta Italia. Per citare idealmente Calamandrei: anche qui a Givoletto è stata scritta la nostra Costituzione, come in tutti i luoghi in cui è caduto un partigiano.
Che cosa sia la guerra ce lo ricordano i nomi di quei ragazzi scritti sulla lapide. Ce lo ricorda la morte tragica di un bambino. Ora, dopo 81 anni dalla fine dell’ultima guerra che ci ha coinvolti si è persa la percezione di cosa sia la guerra: dolore, fame, malattia, paura, morte. Cose che ci raccontavano i nostri vecchi e che noi capivamo solo fino ad un certo punto, non avendole vissute sulla nostra pelle e anzi pensando che tanto non sarebbero più accadute.
E’ spaventoso che oggi, nel 2026, la guerra sia di nuovo considerata una cosa possibile. Che la priorità siano diventati gli armamenti e non la sanità, la scuola, l’istruzione, la giustizia, il lavoro.
Allora dobbiamo chiederci: L’Italia ripudia ancora la guerra come strumento di offesa della libertà dei popoli e di risoluzione delle controversie internazionali? L’Italia riconosce ancora le Organizzazioni Iinternazionali che assicurano la pace e la giustizia tra le Nazioni? E infine, l’Italia riconosce ancora pienamente il diritto internazionale?
Purtroppo viviamo tempi imbruttiti, in cui l’individualismo ha sostituito la solidarietà, in cui il successo e la ricchezza personali vengono prima della giustizia sociale, in cui il mercato sembra legittimare ogni nefandezza, ed in cui la politica dovrebbe porsi tante (ma tante) domande se metà degli elettori non crede più nello strumento democratico del voto.
Sono tante le cose dei nostri tempi che non ci pongono all’altezza dei ragazzi che qui hanno perso la vita per un ideale, e a cui vanno tutto il nostro rispetto e la nostra riconoscenza.
Rispetto e riconoscenza che dobbiamo trasformare in impegno a fare la nostra parte per migliorare il paese.
Onore ai Partigiani, Viva la Resistenza.
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